SEMINARIO 7

 

L’IMPRESA PUBBLICA:

L’IRI DALLA FONDAZIONE ALLE PRIVATIZZAZIONI

 

 

Il contesto

 

La crisi economica internazionale del 1929 non provocò in Italia, contrariamente a quanto avvenne negli Stati Uniti e in Germania, un avvicendamento nella direzione politica del Paese, ma essa influì profondamente sulle iniziative del governo, in particolare sulla gestione dei settori produttivi e delle istituzioni finanziarie.Si delinearono quindi una ulteriore accentuazione del carattere autoritario e “integralista” del regime fascista e una progressiva intensificazione del carattere “interventista” dello Stato in materia economica.

Gli effetti del crollo di Wall Street e della recessione da esso innescata si fecero sentire in Italia con un certo ritardo, cioè solo alla fine del 1930 e con effetti parzialmente attenuati rispetto ad altre nazioni più esposte, come la Germania.

Avevano contribuito a questo ritardo alcune circostanze particolari. In primo luogo la relativa arretratezza dell’economia italiana, ancora solo parzialmente industrializzata e dominata dalle forme sociali tipiche di un paese prevalentemente rurale (urbanizzazione non molto intensa, strutture familiari allargate capaci di offrire sostegno ai disoccupati, una relativa bassa integrazione nel mercato internazionale). In secondo luogo la politica deflazionistica che aveva rallentato lo sviluppo economico italiano nella seconda metà degli anni Venti, facendo giungere il Paese alla “grande crisi” con un’economia meno surriscaldata rispetto alle altre nazioni industriali.

Infine l’esistenza di una pratica “interventista” e “dirigista” da parte dello Stato.

Gli effetti della crisi si fecero comunque sentire: nel 1930 la produzione industriale scese del 23% circa e quella agricola del 50%; i prezzi scesero bruscamente mentre il valore dei titoli industriali cadeva del 40% circa.

La più colpita fu la produzione destinata all’esportazione. A ciò si accompagnava un forte indebolimento della moneta e una grave crisi bancaria, che provocò una serie di fallimenti a catena.

 

 

La storia

 

Il 30 giugno del 2000 l’Istituto per la ricostruzione industriale conclude la sua storia durata quasi 70 anni.

Nel 1933 l’Iri nasce come ente provvisorio con il compito di salvare il sistema bancario e industriale italiano paralizzato dalla crisi.

Il progetto di riforma e la sua realizzazione sono opera di “tecnici” di grande capacità manageriale come Alberto Beneduce e Donato Menichella. Protagonista della vicenda fu soprattutto il primo, convinto sostenitore dell’industrializzazione del paese, che aveva già lavorato nelle strutture dei ministeri dell’età giolittiana ed era stato ideatore e presidente di enti pubblici come il Crediop (Consorzio per il credito alle opere pubbliche) e l’Icipu (Istituto di credito per le imprese di pubblica utilità).

Il “sistema Beneduce” prevedeva la separazione fra banca e imprese industriali, con la partecipazione diretta dello stato al capitale di controllo delle imprese che sarebbero rimaste società per azioni, continuando quindi ad associare, in posizione di minoranza, il capitale privato; la gestione delle imprese era improntata a un criterio rigidamente privatistico di efficienza regolata dal mercato.

Lo stato si riservava un ruolo di indirizzo dello sviluppo industriale, ma non di gestione diretta: infatti non si tratterà di un processo di nazionalizzazione ma di una serie di interventi finalizzati al salvataggio e al sostegno finanziario di singole imprese.

Importante nella strategia dell’Iri era creazione di nuovi staff di amministratori e manager pubblici (le imprese statali saranno guidate da figure manageriali di primo piano nella storia del capitalismo industriale italiano come Oscar Sinigaglia, Agostino Rocca e Enrico Mattei).

Con la creazione dell’Iri si afferma in Italia una forma di capitalismo “misto” (metà pubblico e metà privato) che non ha eguali nei paesi occidentali. L’iri si presenta come una grande conglomerata di proprietà dello stato, con una dotazione iniziale della Banca d’Italia e la facoltà di emissione di obbligazioni a garanzia statale per convogliare il risparmio ai fini dello sviluppo industriale.

Punto di arrivo di una lunga storia di interventi statali nell’economia a partire dalla creazione dello stato unitario, l’Iri svolge un ruolo importante di razionalizzazione della struttura produttiva industriale (configurazione a superholding a struttura complessa con creazione, negli anni seguenti,di diverse holding settoriali: le prime sono Stet – telecomunicazioni; Finmare – settore armatoriale; Finsider – settore siderurgico).

Nel 1933 l’Iri acquisisce tutte le partecipazioni di Sofindit, Sfi e Elettrofinanziaria (le finanziarie delle banche miste); le posizioni debitorie e creditorie dell’Istituto di liquidazioni e la proprietà delle tre banche miste: lo stato italiano si ritrova quindi a possedere il 21,5% di tutto il capitale delle società per azioni  italiane e a controllare il 42% del capitale azionario italiano: nasce lo Stato imprenditore.

Nel 1937 l’Iri viene trasformato in ente permanente per esigenze, si disse, di politica autarchica e di rafforzamento militare (per Mussolini appariva molto più attraente uno strumento centralizzato come l’Iri per le sue mire di potenza, piuttosto che un impegno a termine per un generale miglioramento dell’economia del Paese; la critica antifascista lo definì un sistema per “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”).

Attraverso il meccanismo delle partecipazioni statali, che portò l’Italia ad avere un settore pubblico inferiore solamente a quello dell’Unione sovietica, si realizzava anche una forma assai efficace di intervento diretto dello Stato nell’economia allo scopo di orientarne e dirigerne lo sviluppo secondo le linee della politica di programmazione economica.

Nel 1937 lo stato italiano di trovava quindi a controllare ampie porzioni dell’industria nazionale e del sistema creditizio, in particolare nei settori ad alta intensità di capitale con imprese di grandi dimensioni:

100% della siderurgia bellica (Terni, Ansaldo, Cogne)

40% della siderurgia comune

80-90% delle costruzioni navali

30% dell’industria elettrica

25% dell’industria meccanica

20% dell’industria del rayon

15% dell’industria chimica

15% dell’industria cotoniera

80% del settore bancario (le tre principali banche italiane: Banca commerciale italiana, Credito italiano, Banco di Roma ).

Nel dopoguerra l’Iri allargava la sua sfera di intervento diversificando la propria presenza in molteplici settori dell’economia italiana, ma soprattutto assumendo un ruolo fondamentale nella politica economica: le partecipazioni statali sono infatti protagoniste dei nuovi complessi obiettivi delle politiche keynesiane e di indirizzo del mercato (riequilibri settoriali, riequilibrio nord-sud, gestione anticiclica della spesa pubblica), fino all’assunzione di oneri generali come la politica dell’occupazione e di investimenti in localizzazioni industriali svantaggiose.

Sulla strada della modernizzazione e della competitività del sistema industriale sono molto importanti i risultati conseguiti nel settore siderurgico a ciclo integrale e le prime realizzazioni nel settore energetico. Nel 1950 avvia il programma per la costruzione della rete autostradale con la costituzione della Società Autostrade, potenzia il settore navale e quello telefonico. Inoltre crea tre nuovi campi di attività diretta: la radiotelevisione con l’Eiar (che diventò poi la Rai), i trasporti aerei con l’Alitalia e la produzione del cemento con la Cementir.

Nella seconda metà di quel decennio l’intero sistema delle partecipazioni dello Stato venne coinvolto nel programma di sviluppo del Mezzogiorno: furono avviati nuovi impianti siderurgici a Taranto, una nuova linea dell’Alfa Romeo a Napoli, nuovi investimenti nelle industrie meccaniche, cantieristiche e dell’ingegneria impiantistica.

La crisi economica che si abbatte sul Paese dopo lo shock petrolifero del 1973 e gli esplosivi conflitti sociali di quegli anni, colpiscono in particolare le imprese pubbliche, che scelte politiche, anche in funzione anticiclica, rendevano sempre meno governabili e inefficienti.

Con il mandato affidato dal Ministero del Tesoro nel 1997 al consiglio di amministrazione dell’Iri sono definite le tappe per completare la privatizzazione delle società in partecipazione e per chiudere l’Istituto entro tre anni.

 

 

 

 

 

CRONOLOGIA

 

 

1914

dicembre: creazione del Csvi (Consorzio per sovvenzioni sui valori industriali) per sostenere l’imminente sforzo bellico.

 

1922

Comincia a operare la Sezione speciale autonoma del Csvi: per la prima volta un ente pubblico assume partecipazioni di controllo in imprese industriali.

 

1926

Creazione dell’Istituto di liquidazioni, con l’obiettivo della retrocessione delle partecipazioni industriali statali.

 

1930

Anche l’Italia risente degli effetti della crisi del ’29: calo della produzione industriale e nuova disoccupazione sono i primi segni delle difficoltà. Il governo fascista risponde con la riduzione dei salari nel tentativo di contenere i costi di produzione. Nel corso dell’anno il sostegno all’economia vedrà il varo di un programma di opere pubbliche e di investimenti statali in diversi settori.

 

1931

febbraio: Primo intervento statale a sostegno del Credito italiano, in situazione di forte esposizione nei confronti delle imprese industriali e impegno dell’istituto a trasferire alla Società finanziaria italiana (Sfi) le sue partecipazioni industriali, limitando la sua attività al credito ordinario.

31 ottobre: primo intervento statale a sostegno della Banca commerciale italiana: convenzione di Roma fra istituto di credito, governo e Banca d’Italia. Alla Società finanziaria industriale italiana (Sofindit) sono trasferiti i pacchetti azionari e i crediti ora inesigibili alle industrie, mentre lo Stato garantisce la copertura finanziaria dell’operazione.

3 dicembre: fondazione dell’Istituto mobiliare italiano (Imi) quale tentativo di riordino del sistema bancario italiano. Alla sottoscrizione del capitale dell’Imi partecipano la Cassa dei depositi e prestiti, la Cassa nazionale di assicurazioni sociali, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, varie compagnie assicurative e Casse di risparmio.

 

1933

23 gennaio: fondazione dell’Iri con due settori di intervento:la Sezione finanziamenti (che si affianca all’attività dell’Imi nel credito alle imprese) e la Sezione smobilizzi (che andrà via via acquistando le partecipazioni azionarie di industrie di diversi settori: telefonico, marittimo, edilizio, finanziario, siderurgico, meccanico). Presidente è Alberto Beneduce, direttore generale Donato Menichella.

Costituzione della Stet del gruppo Iri per il controllo di Stipel, Telve e Timo, già controllate dalla Sip.

 

1934

12 marzo: l’Iri acquisisce il controllo dei tre maggiori istituti di credito – Banca commerciale italiana, Credito italiano e Banco di Roma- accollandosi l’onere del loro risanamento finanziario ed entrando in possesso dei pacchetti azionari delle industrie da questi detenuti.

 

1936

12 marzo: Emanazione della legge per il riordino del sistema bancario che sanziona la fine della banca mista: gli istituti non possono più compiere operazioni di credito industriale a lungo termine. Comit, Credit e Bancroma sono dichiarati “banche di interesse nazionale”.

 

1937

24 giugno: Trasformazione dell’Iri in ente permanente; costituzione della Finsider (che avrà il controllo delle società Terni, Ilva, Dal mine e Acciaierie di Cornigliano) e della Finmare (per il settore armatoriale).

 

1947

Istituzione del Fim (Fondo per la sovvenzione dell’industria meccanica), per compensare le restrizioni del credito bancario ordinario.

 

1948

febbraio: Nasce la Finmeccanica, nuova holding settoriale dell’Iri, che si va ad aggiungere a Finsider, Finmare e Stet.

 

1953

Fondazione dell’Eni (Ente nazionale idrocarburi): Enrico Mattei, delinea il progetto dell’indipendenza energetica del paese.

 

1954

12 luglio: Il governo decide che i rappresentanti dell’Iri non siedano più negli organismi della Confindustria.

 

1956

22 dicembre: nasce il Ministero delle Partecipazioni statali.

 

1957

29 luglio: per legge vengono fissati gli incentivi industriali per il Sud – vi andranno il 40% degli investimenti totali dell’Iri e il 60% di quelli per nuovi impianti industriali-; si proroga l’intervento straordinario fino al 1969.

 

1958

Nasce l’Intersind, la confederazione sindacale delle imprese pubbliche.

 

1961

Viene fondata l’Italsider, società dell’Iri, che gestirà le acciaierie di Cordigliano, di Bagnoli e la nuova acciaieria di Taranto.

 

1962

Nazionalizzazione dell’industria elettrica.

 

1986

6 novembre: L’Iri vende alla Fiat l’Alfa Romeo.

 

1993

30 giugno: Il governo approva il decreto di privatizzazione per Enel, Agip, Stet, Credit, Comit, Ina.

 

1995

1 luglio: Viene privatizzato l’Imi.

 

1995-2000

I governi di centrosinistra portano a compimento complesse operazioni di privatizzazione dell’industria pubblica con gli obiettivi del risanamento delle finanze pubbliche, della creazione di maggiore efficienza in alcuni settori industriali e di favorire lo sviluppo del mercato finanziario.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

F. Amatori e A. Colli, Impresa e industria in Italia dall’Unità a oggi, Venezia 1999.

 

 

INDIRIZZI INTERNET

 

http://www.iri.it

 

 

 

GRASSATO LAURA e DANIELI ELISA